Bars non è il plurale di bar..

Recentemente mi sono imbattuta in questo strumento di crescita: access consciousness.

Dopo averlo provato confesso che mi sono sentita bene, rigenerata come dopo un sonno profondo, carica e svuotata allo stesso tempo. Com’è possibile?

BARS significa barre e questo metodo – coniato da Gary Douglas & Dr. Dain Heer – propone di rimuovere, grazie ad una leggera pressione su vari punti della testa, le “barre” che bloccano la mente e lo scorrere di nuove possibilità.

Qualcuno lo chiama “libro della legge“, qualcuno le chiama “credenze“, qualcuno le chiama “seghe mentali“: di fatto ognuno di noi ha un sistema di credenze o convinzioni che a volte bloccano e inchiodano le possibilità in divenire, per conservare sistemi di pensiero già testati e approvati.

Ecco che questa specie di massaggio apre a delle possibilità e potenzialità inesplorate, destrutturando il cognitivo e permettendo di “fluire” con l’universo.

Figo eh? Provare per credere!

Tanti auguri… Ci vediamo con l’anno nuovo!

auguri-natale-2016

 

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Preghiera laica

Nell’estate del 1992 il numero 75 della rivista sperimentale del nuovo piano di coscienza, “L’Età dell’Acquario”, diretta dal teosofo prof. Bernardino del Boca, pubblicava questa preghiera di straordinaria attualità. 

Signore Ti preghiamo per lui, per il nostro bambino. 
È nato come una pagina tutta bianca. 
Nessuno vi scarabocchi, indelicatamente, sopra: non i compagni, non la scuola, non la televisione, non i vicini.
È nato originale, unico, irripetibile. 
Conservi sempre la sua mente per pensare, il suo cuore per amare! 
È nato pieno di voglia di vivere. 
Fa’ che non perda mai forza e che viva la vita e non la subisca! 
È nato aperto all’infinito. 
Nessuno gli sbarri la strada, nessuno gli rubi la bussola. 
È nato prezioso. Perché è più figlio Tuo che figlio nostro. 
Custodiscilo amalo come sai amare Tu, Padre nostro e Padre suo: Padre nostro che sei nei cieli, ma in terra vivi nel cuore nuovo di ogni bimbo, che al mondo doni. 

Amen

L’ego: da smussare please!

Quando sento che quello che mi dicono dà fastidio o meglio punge, lì è il caso di fermarsi un attimo e prestare attenzione.
C’è probabilmente una parte scarsamente autocritica in me che fa opposizione e tende a preservarmi così come sono. Ogni volta che mi sento minacciata da affermazioni altrui o da provocazioni provenienti dall’ambiente circostante, non posso evitare di mettere in discussione la veridicità delle mie credenze e l’equilibrio della mia struttura personale.

In fondo nulla potrebbe minacciarmi se io fossi completamente nella realtà e perfettamente centrata su me stessa: ecco allora che quel senso di minaccia è una spia preziosa che mi segnala che ho ancora del lavoro da fare e che ho ancora margini per avvicinarmi alla mia personale centratura e verità.

Quanto lovoro c’è da fare su se stessi: anche quando partiamo con le migliori intenzioni, a volte smarriamo la via nei meandri della ns stessa mente!