Il tempo è circolare!

calendariocircolare_20162Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, incalza una certa frenesia: non so se è per le scadenze che si avvicinano o per i conti dei vecchi buoni propositi che non tornano mai, fatto sta che tutto si muove.

Definire il tempo lineare è solo una convenzione, perchè il tempo – oltre a non esistere (!) – è circolare.

Certo la prima osservazione ha già causato abbondanti reazioni e vi risparmio parentesi filosofiche (in cui credo) ma lascio questa affermazione decantare come un buon barolo dentro ognuno di voi.

Sulla circolarità del tempo invece ho visto volti più distesi: qualcuno se lo ricorda benissimo. A volte può essere difficile pensarci il lunedì mattina – specie se la giornata inizia con le corse nel traffico e le scadenze magicamente tutte prioritarie – mentre può essere più lampante accorgersene durante una bella passeggiata nella natura che ci offre i suoi doni.

Mia figlia di 5 anni mi ha chiesto: perchè non ci sono più le foglie sull’albero rosso che guardavamo ogni mattina? Perchè il tempo gira e porta con sé i suoi tempi e il suo spazio.

Ecco che guardare la data del proprio compleanno – per i miei bimbi gli eventi dell’anno gravitano solo attorno a Natale, compleanno, il loro, carnevale, mare e scuola – inserita dentro una ruota ha il suo senso e fa comprendere anche perchè alcuni devono fare una festa al chiuso o nella neve e altri possono farla in piscina o al parco o la sera in maniche corte.

E noi “grandi”? Prendersi il lusso di alzare il naso dal pc e ascoltare come ci sentiamo oggi, capire che ogni giorno è un “nuovo inizio”, che le giornate non sono tutte uguali anche se ci dobbiamo sforzare di farlo per le famose scadenze a fine mese – ma quando abbandoneremo il calendario Gregoriano per tornare a quello lunare? – è qualcosa che non arriva sempre naturale. Eppure il mondo là fuori ce lo ricorda ogni giorno, con i suoi cicli, come i nostri cicli interni a patto che si riesca ad ascoltare. Com’è difficile restare calmi e indifferenti mentre tutti intorno fanno rumore, cantava Battiato.

Questo calendario me lo ha ricordato tutto l’anno, anche quando dovevo andare incollata con il naso per leggere la riga del giorno giusto… 365 non sono mica pochi.

Guardando l’anno trascorso mi chiedo come ho fatto a non trovare il tempo per quel bel progetto in sospeso e per riprendere quel libro cui tenevo tanto e per disegnare, ridere, scrivere di più sul blog… e la responsabilità è solo mia, poichèil tempo è davvero uguale per tutti, non come la legge.

Siamo ancora in tempo a provare a vivere questo dicembre – personalmente il mese più impegnativo di tutto l’anno – in modo circolare!

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Lettera al secondogenito

Ruben… ti devo molte scuse. Da dove inizio?
Si, certo dalla gravidanza dove non me ne sono stata ore ed ore sul divano a sentire i tuoi calcetti o il singhiozzo, non ne avevo il tempo tesoro mio..

Ero però attentissima a salvaguardare la tua incolumità li dentro visto che tua sorella tentava in svariati modi di torturarti dando pizzicotti al pancione e coniando per te svariati nomignoli.

Nove mesi sono volati e il giorno del parto più che pensare a partorire, ero in ansia per tua sorella perché prima volevo che ci fosse, poi all’idea che potesse esserci mi si accapponava la pelle… Allora è stata con i nonni ma poi doveva tornare, si certo ma a che ora?

Allora sbrigati, spingi ma no, non sono pronta, non ho ancora… dormito/mangiato/nuotato/cucinato/lavorato/visto film a sufficienza prima di fermarmi…

La tua grande fortuna e il ns bellissimo dono è che sei nato in casa. Si, proprio IN CASA e non come mi chiedono tutti perchè non ho fatto in tempo ma perchè l’abbiamo scelto. E poi abbiamo pure fatto questa cosa strana che si chiama LOTUS BIRTH.

E tu sei calmo, molto tranquillo e non so se dipende dalla “sorellina” placenta o da una distribuzione astrale degli equilibri o dal fatto che sei un secondo come dicono tutti ma è così e questo mi aiuta, parecchio.

E’ passato giusto un anno dalla tua nascita nel quale hai già capito che non essere il primo implica che:

– non fai nessun corso: “l’accompagnatore”, ecco un ruolo tutto tuo che calza a pennello;
– ci si deve svegliare presto: tua sorella va all’asilo;
– le coccole nel lettone sono da 3 persone in su;
– l’asilo è un covo di germi, ma tu lo affronti da quando avevi 10 giorni per accompagnare LEI e hai già fatto tutte le malattie che di solito si presentano in tarda età;
– di ritorno dall’asilo (di cui sopra) l’ovetto è comodo anche per dormire, chi ha il coraggio di rischiare di svegliarti? Anche ora che non ci stai più..
– il tuo bucato è lavato insieme al nostro e il Napisan non so cosa sia;
– il bagnetto per te non è un momento di relax… è un momento di training e sopravvivenza in duo.

… Potrei andare avanti  ma sappi amore che essere secondi o comunque non figli unici è un dono. La vita riserva sempre prove, sfide e rinunce e tu hai l’opportunità di allenarti fin da piccolo!

Chi va al mulino, si infarina!

Me lo diceva mia nonna: chi va al mulino, si infarina.

Mai metafora fu più azzeccata, secondo me, per adattarsi ai diversi scopi e significati della vita.

Eh già, perchè quando ti fai coinvolgere dalle cose, le cose ti trasformano e lasciano un segno… più o meno profondo.

Un’antica preghiera sciamana dice “Lei cambia tutto ciò che tocca e tutto ciò che tocca la cambia”, per delineare il continuo processo di trasformazione e di contaminazione con l’intorno, in cui ognuno di noi è coinvolto in base ai progetti cui aderisce, ai pensieri che pensa, alle azioni che compie.

Si, tutto ha un impatto e lascia una traccia, una specie di “farina invisibile”, che potrebbe diventare visibile negli anni, a tutti o solo a te.

Qualche aziendalista potrebbe chiamare “entrepreneurship” la capacità di coinvolgere e farsi coinvolgere, per indicare l’attitudine a modificare gli eventi, in base al proprio intervento. A me piace pensare ad una capacità dell’individuo di dedicarsi ad una causa, di sacrificare – nell’accezione più ampia – il proprio ego e il proprio benessere, per un fine ultimo a lunghissimo termine.

Un mese fa ho intrapreso  uno di quei progetti che sarebbero etichettati proprio come a lungo termine, un’affare per donne, 7 giorni su 7, 24 h, senza ferie e con bassa retribuzione: tanto questi non sono indicatori attendibili per misurarne la grandezza.

Benvenuto Ruben su questo piano;-)

 

Cari studenti, scusate!

Oggi condivido con voi la lettera di un’insegnante.

Nonostante arrivi dal Canada si adatta molto bene all’Italia e interpreta il mio pensiero: una persona che per vari motivi frequenta il sistema scolastico e filtra con l’occhio delle competenze formative.

Internazionale ha tradotto per noi questa profonda riflessione su cui oggi va il mio pensiero.

Buona lettura!

 

Stati generali delle donne

Venerdì 27 febbraio si sono svolti a Bologna gli Stati generali delle donne, un’iniziativa nata a seguito dell’edizione svoltasi a Roma il 5 dicembre 2014 e proposta a livello nazionale. Gli stati regionali partono da un documento di sintesi di tutti i lavori elaborati dalle donne partecipanti alla giornata di Roma, arricchito con le esperienze regionali: democrazia paritaria – lavoro – imprese start up – donne e politica – stili di vita – giovani donne e confronti fra generazioni – donne e territorio – comunicazione – innovazione nuove tecnologie – processi di integrazione, le famiglie migranti – leadership – politiche ed azioni intorno al Mediterraneo – cambiamenti – potere – creatività – fragilità economica e sociale – sport – educazione/formazione – sostenibilità.

Il prossimo settembre all’Expo si farà il punto della situazione in vista di “Pechino vent’anni dopo”: a che punto siamo realmente?

Pechino, vent'anni dopo?

Pechino, vent’anni dopo?

Di seguito vi riporto l’intervento che ho fatto al tavolo coordinato da Roberta Bortolucci:

Mi chiamo Kira Kotliarewsky e rappresento qui il business network Fior di Risorse: una community nata su Linkedin nel 2009, presente nelle regioni centrali italiane (ER, toscana, Marche, Umbria e Milano) che si occupa di tematiche del mondo del lavoro, organizza incontri e formazione attraverso l’innovativo modulo del Musetr nelle aziende del territorio. E’ un business network che conta 6000 contatti tra uomini e donne, che influenza e crea opinioni per il mercato del lavoro, fondato da Osvaldo Danzi.

Cosa intendiamo per Network?

Fare Network significa creare e governare le relazioni ed i rapporti d’interazione e di scambio con altri soggetti, in modo organizzato e consapevole. Nella gestione dello stesso ci deve essere un rapporto scambievole, centrato sulle persone e non basato solo su un “do ut des” immediato.

Non stiamo parlando di vendere qualcosa a più persone (ancora oggi molte persone quando leggono Network su linkedin mi contattano per questo!), bensì di trarre il massimo dalle nostre reti di relazione, avendo cura della persona e delle relazione.

I contesti manageriali richiedono sempre più un orientamento “ people”, oltre che “task”: come se ci si fosse accorti che conta il raggiungimento degli obiettivi ma che c’è anche il capitale dato dalla relazione umana tra le persone. Come se avessimo finalmente compreso che il vero valore sono le persone e che si, potrebbero addirittura portare un ritorno all’azienda, forse misurabile.

Le relazioni professionali devono essere coltivate: sia all’interno della propria cerchia – per usare un termine social – sia soprattutto all’esterno per conoscere nuove realtà, magari pioniere nel loro campo; per farsi ispirare; per imparare dai casi di successo e magari anche dalle persone di successo, siano essi uomini o donne. Partecipare o addirittura creare occasioni di incontro e di scambio, è un’attitudine che porta benessere e ritorno professionale sul lungo termine.

I vantaggi del “fare networking” come si dice oggi, sono numerosi:

  • tenersi aggiornati e ampliare le proprie prospettive;
  • poter contare su una rete di aiuto, sia nel poter fruire di un bacino di competenze per risolvere una situazione specifica, sia per una criticità o ricerca di lavoro;
  • farsi conoscere professionalmente, visibilità in generale;
  • l’unione fa la forza: mai proverbio fu più azzeccato. Con un gruppo di business si possono realizzare progetti più ambiziosi e a maggior spettro d’azione: dove non arrivo io, arrivi tu.

Ecco perché le relazioni professionali vanno coltivate, soprattutto se sei donna per accedere e permanere nel mercato del lavoro: avere l’opportunità di confrontarsi con professionisti uomini con cui diversamente, difficilmente si entrerebbe in contatto o conoscere altre realtà ampliando la propria prospettiva è sempre più necessario per dotarsi di maggiori strumenti da conservare nella propria 24h.  Inoltre questo scambio proficuo genera opportunità professionali dove puoi trovarti ad essere la persona giusta, nel posto giusto, come quando il talento incontra l’opportunità.

Le donne hanno naturalmente sviluppate molte soft skills quali: tessere relazioni; intuire ed entrare in empatia; prevedere, per cui hanno tutte le potenzialità per valorizzare le proprie capacità relazionali all’interno di un Network. Frequentare delle Community più o meno estese, permette di arricchirci e arricchire a nostra volta, in uno scambio reciproco.

Se si deve parlare di una ministra, di una scienziata etc, si parte dal suo status matrimoniale, presenza di figliolanza, aspetto fisico. Oggi proponiamo di rovesciare questo approccio: si, rivesto dei ruoli e questo mi classifica all’interno della società, però non sono solo questo; all’interno del network posso far conoscere altre sfumature di me.

In base alla mia esperienza, frequentare dei gruppi attiva inoltre dei processi di crescita personale e professionale, affinchè si possa superare la percezione dei propri limiti, in vista del raggiungimento di risultati superiori alle proprie aspettative.

E’ da poco passato #Imbolc e neppure me ne sono accorta!

Per chi vuole sapere cos’è cliccate qui; io per ora sono solo sconvolta da quanto poco sono in contatto con la natura, i suoi cicli, di come non mi accorgo che, a dispetto dell’appena trascorso allarme meteo, stia arrivando la primavera e di come siano sottovalutate le feste pagane!

Di seguito vi propongo una riflessione di un amico sulla permacultura.

Quante volte presi dal vortice frenetico del lavoro, ci chiediamo“Perché? Perché sto facendo questo? A cosa giova, oltre al mio stipendio?”.

Le risposte a quei ‘perché’ relativi ai nostri piccoli gesti e al nostro lavoro, si perdono in una cortina di fumo, come se ci fosse qualcosa che non vogliamo vedere fino in fondo.

La nostra cultura del lavoro ha dimenticato l’obiettivo ultimo dell’attività umana: produrre benessere per le persone e per l’ambiente in maniera economicamente sostenibile. La massimizzazione dei profitti, con tutti i corollari e le abitudini cresciutivi attorno, hanno lentamente soffocato lo scopo più profondo, quello che dava entusiasmo, passione, soddisfazione e forza di volontà all’uomo che lavora (clicca per leggere la fine dell’articolo!).

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Buon compleanno blog!

Hai ragione, sono stata scostante ma ti giuro sei sempre nei miei pensieri…

Sei stato un fido guerriero quando c’erano da difendere delle idee o da veicolarne altre, hai saputo attendere paziente il tuo turno senza protestare o innescare polemiche inutili, hai raccontato fatti come il più spietato giornalista e sei stato di parte quando proprio non ne potevamo fare a meno.

Buon secondo compleanno Sciamamma!

Muovi i primi passi senza di me ormai… forse è il destino di tutte le sciamamme: se lavori bene, sei destinata a rendere indipendente ciò che ti circonda. Del resto le relazioni di comodo, di guarigione, di sostegno, hanno una durata funzionale.

Tu mi stai portando ad esplorare aree personali e professionali che mi incantano, a volte mi incendiano, raramente mi annoiano, sempre mi assorbono e vanno più rapide di me e dei miei tempi scanditi.

Per questo, per muovere questi passi insieme nel 2015 ti regalo un calendario, circolare però!

I bimbi lo sanno meglio noi: il tempo è circolare e ce lo ricordano ogni giorno con l’incedere delle loro esigenze, dei loro saluti, delle loro richieste mascherate.

Spesso lo dimentico, presa dalla frenesia e dal tempo, inteso più spesso come scontroso tiranno che come prezioso alleato, quale realmente è.

Sta ad ognuno di noi, riappropiarsene e renderlo un tempo speciale, fatto delle cose che vogliamo, delle esplorazioni che meritiamo, delle scelte che ci dedichiamo: come per questo 2° compleanno.

Grazie blog!

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Come insegnare a dormire ad un adulto dal punto di vista di un neonato

Tragicomica immaginaria lettera (anonima) trovata su un blog canadese, per cercare di riportare un pò di buonumore che non guasta mai!

Come insegnare a dormire ad un adulto dal punto di vista di un neonato:

“Ok, questa è la mia situazione.
Sono nato da 7 mesi. I primi mesi erano grandiosi – piangevo, la Mamma mi prendeva in braccio e mi allattava aqualunque ora del giorno e della notte. Poi qualcosa è cambiato.

Nelle ultime settimane la Mamma sta cercando di DTLN (Dormire Tutta La Notte). All’inizio pensavo che fosse una fase, ma niente da fare, sta andando sempre peggio. Ho parlato con altri bimbi e sembra che sia un atteggiamento abbastanza comune tra le Mamme dopo 6 mesi dalla nostra nascita.
Il fatto è questo: le Mamme non hanno veramente bisogno di dormire.
E’ solo un’abitudine. Molte di loro hanno dormito per almeno 30 anni, non ne hanno più bisogno. Così ho elaborato un piano e l’ho chiamato il metodo del Pianto.

Funziona così:

Prima notte: piangere ogni 3 ore fino a che non vi avrà allattato. Lo so. E’ difficile. E’ difficile vedere le vostre Mamme sconvolte dal vostro pianto. Ricordatevi però che lo fate per il suo bene.

Seconda notte: piangere ogni 2 ore fino a che non vi avrà allattato.

Terza notte: piangere ogni ora.

La maggior parte delle Mamme iniziano a rispondere a questo metodo più velocemente dopo la terza notte. Alcune Mamme sono più toste, e potrebbero resistere di più al cambiamento. Queste Mamme staranno sulla soglia della vostra camera per ore, facendo shh-shh-shh. Non dategliela vinta. Non mi stancherò mai di ripetere questo fondamentale concetto: la COERENZA è la chiave di tutto!
Se lascerete che la vostra Mamma DTLN (Dorma Tutta La Notte), anche solo una volta, si aspetterà di poterlo fare tutte le notti.
LO SO, E’ DAVVERO DIFFICILE! Ma lei sul serio non ha bisogno di dormire, sta solo facendo resistenza al cambiamento. Se avete una Mamma davvero davvero tosta, potete smettere di piangere per circa 10 minuti, quel tanto che basta perchè lei torni a letto e si addormenti. Poi piangete ancora. Questo FUNZIONERA’sicuramente. La mia Mamma una volta stette sveglia per 10 ore filate, quindi sappiate che ce la possono fare.

Ieri notte, per esempio, ho pianto ogni ora. Dovete solo decidervi edessere fedeli al vostro programma. SIATE COERENTI! Mi è capitato di piangere per qualsiasi ragione. Il mio sacco nanna mi solleticava i piedi. Ho sentito una piega sotto il lenzuolo. Ho visto un’ombra sul muro. Ho fatto un ruttino, e sapeva di pera. E non ho mangiato la pera da oggi a pranzo, come la mettiamo? Il gatto ha fatto “miao”. Dovrei saperlo, la Mamma me lo ripete 20 volte al giorno che fa “miao”. Una volta ho pianto perchè mi piaceva l’effetto del suono della mia voce che faceva l’eco sul baby monitor nell’altra stanza. Troppo caldo, troppo freddo, non importa! Continuate a piangere!!

Magari ci vorrà un pò di tempo, ma funziona. La Mamma alla fine mi ha allattato alle 4 del mattino. Domani notte io mio goal sono le 3 e mezza. Bisonga pian piano diminuire gli intervalli tra le poppate in modo da resettare l’orlogio interno della vostra Mamma.

Qualche volta la mia Mamma chiama i rinforzi e manda il Papà. Non vi preoccupate, i Papà non sono fatti per non dormire come lo sono le Mamme. Potranno al massimo darvi qualche pacca rassicurante e qualche shh-shh-shh prima di dichiararsi sconfitti e rimandare la Mamma.

Inoltre, state attenti alle musichette rilassanti con il rumore della pioggia. Mi piace dare alla Mamma false speranze ascoltando il rumore della pioggia mentre mi mette a letto e facendo finta di chiudere gli occhi ed addormentarmi; aspetto finchè la Mamma non torna a dormire e poi le dò il colpo di grazie con un pianto a sorpresa. Se non mi prende tra le braccia abbastanza velocemente continuo con tutto il repertorio: tosse finta, suoni gutturali e altre cose così che la fanno correre alla culla. Sono sicuro che a un certo punto inizierà a realizzare che davvero non ha davvero bisogno di dormire.

P.S. Non fatevi prendere in giro con quei cosi di gomma, non importa quanto li succhiate, non verrà mai fuori il latte. Fidatevi.”

Psych-K

La maternità è il momento in cui emergono di più i condizionamenti per le donne: zavorre pesanti di secoli, memorie vissute da generazioni precedenti, storie che non ci appartengono ma condizionano la ns libertà.
Per fortuna esiste la possibilità di scrollarseli di dosso, scegliendo ciò in cui credere!

Psych-K è uno di questi metodi di grandissima efficacia che permette di riscrivere le credenze individuali per vivere una gravidanza e poi la maternità, con gioia e presenza.

Come donne dobbiamo essere pronte sia ad accettare quello che accade, sia a scegliere cosa far accadere: recita un’antica preghiera

“Lord dammi la forza di cambiare le cose che posso modificare e la pazienza di accettare quelle che non posso cambiare e la saggezza per distinguere la differenza tra le une e le altre.”

A chi credere e a chi dare credito delle tante voci?

Ai dottori?

Alla mamma?

Al vicino?

Al Farmacista?

Alla pubblicità?

All’amica?

All’amica dell’amica?

Insomma, ne sentirete centomila, una e il contrario di quella!

Riprendiamoci la ns sicurezza, riprendiamoci la fiducia nel sapere ancestrale!

Questo interessante strumento è sempre più riconosciuto anche in Italia: contattatemi.

Feedback!

Sul lavoro ho imparato che è fondamentale ricevere e dare feedback sul proprio e altrui operato.
I feedback sono informazioni che vengono fornite a qualcuno in merito alle sue azioni e ai suoi comportamenti, per aiutarlo/a a raggiungere i suoi obiettivi e quelli del gruppo cui appartiene. Nei contesti lavorativi se ne fa largo uso, confondendolo a volte in un “cazziatone” ma questa è un’altra storia.
Quando diamo un feedback a qualcuno, non dovremmo mai riferirci al suo carattere, alla sua personalità o alla sua vita privata; ci dobbiamo riferire solo a quei fattori comportamentali che influenzano il suo operato o quello degli altri, per offrirgli la possibilità di migliorare il futuro.

Quante volte ci prendiamo il tempo di riservare queste stesse attenzioni ai ns cuccioli?
Saranno loro gli uomini/donne del domani: ecco perchè è fondamentale gettare le basi da subito!
Ci sono normalmente due circostanze nelle quali fornire feedback:
Competenze: l’abilità di una persona di svolgere o meno i compiti specifici che le sono stati assegnati. ES. Ti sei lavato i denti? Allacciato le scarpe? Infilato il pigiama? Soffiato il naso?

Comportamenti: ciò che una persona mette in atto nello svolgimento del proprio lavoro. ES. Hai prestato i tuoi giochi? Hai discusso con i tuoi compagni? Hai prestato i colori? Hai condiviso la tua merenda?
Ogni feedback deve essere:

  •  Focalizzato sui comportamenti e non sulle attitudini
  •  Orientato agli obiettivi che devono essere raggiunti e al futuro
  •  Supportivo e continuo nel tempo
  •  Dettagliato, specifico, accurato e approfondito
  •  Fornito appena possibile rispetto al comportamento che lo ha suscitato ma privatamente

Può essere di indirizzo o di supporto.

Nel primo caso è opportuno seguire i seguenti passaggi:

  •  Descrivete i comportamenti o le competenze che ritenete vadano modificate
  •  Ascoltate la reazione del vostro destinatario; se riconosce l’esistenza del problema e se ne assume la responsabilità, andate al penultimo passo, altrimenti proseguite
  •  Chiarite al destinatario le vostre aspettative in termini di comportamenti o competenze e spiegate gli effetti negativi – anche di carattere emozionale – dei suoi comportamenti sugli altri
  •  Aiutate il vostro destinatario ad accettare l’esistenza del problema e ad assumersene la responsabilità
  •  Sviluppate insieme al destinatario un piano che lo aiuti a correggere le sue azioni
  •  Fissate con il destinatario un incontro per verificare i risultati ottenuti e ringraziatelo

Per fornire un feedback di supporto è necessario:

  •  Descrivete i comportamenti o le performance che volete supportare
  •  Spiegate al destinatario gli impatti positivi dei suoi comportamenti sulle persone o sull’organizzazione
  •  Aiutate il destinatario a godersi il merito del suo successo
  •  Incoraggiate il destinatario a riproporre gli stessi comportamenti nel futuro e ringraziatelo

Prima di dare un feedback è essenziale:

  •  Identificare i problemi comportamentali o di performance del destinatario
  •  Preparare alcuni esempi
  •  Definire i risultati desiderati
  •  Mettersi nei panni del destinatario
  •  Valutare a fondo la situazione oggetto del feedback
  •  Prendersi un tempo adeguato per incontrare il destinatario a quattr’occhi e per dargli il feedback

Quindi vi dovete chiedere:

  •  Sono considerato credibile dal destinatario?
  •  Il destinatario ha chiare le mie aspettative sui comportamenti o sulle performance in questione?
  •  Il destinatario è veramente responsabile dei comportamenti o delle performance in questione?
  •  Il destinatario è disposto a ricevere feedback da me?
  •  Ho rimandato per molto tempo il feedback?
  •  Mi sono dato un tempo sufficiente per preparare il feedback?
  • Qual è la mia relazione con il destinatario?
  •  Qual è il mio ruolo o il mio status nei confronti del destinatario?

Già arrivare qui, significa aver trascorso la giornata, mi rendo conto.
Spesso noi genitori dimentichiamo che godiamo di una certa autorevolezza a prescindere ma spesso non siamo così chiari e univoci come pensiamo di essere: inconsciamente mandiamo messaggi doppi.

Esempio su cui riflettevo nella mia esperienza recente: il vasino.

“Amore devi farla lì, però quando siamo di fretta, stiamo uscendo, sei vestita, siamo per strada, è piena notte… falla nel pannolino!”

Mi chiedo: sto davvero aiutando mia figlia verso l’autonomia o le sto facendo confusione? Certo la vita non è sempre univoca e lineare, però loro lo pretendono da noi e questo è un allenamento interessante per diventare delle persone migliori, degli specchi candidi come la neve di oggi su cui riflettersi.

Spunti per i vs feedback:

  • Non aver paura di essere severo con me. Lo preferisco. Questo mi permette di capire in cosa sono valido.
  • Sii coerente.
  • Fai solo promesse che puoi mantenere.
  • Non cedere alle mie provocazioni quando dico e faccio cose per imbarazzarti, cercherei allora di avere altre vittorie simili.
  • Non essere troppo turbato quando dico “ti odio”. Non intendo dire questo, lo faccio perche’ tu sia triste per quello che mi hai fatto.
  • Non farmi sentire piu’ piccolo di quanto non sia. Rimedierei comportandomi da più grande di quanto non sia.
  • Non fare per me le cose che posso fare da solo. Questo mi fa sentire come un “bambino” e potrei continuare a tenerti al mio servizio.
  • Non fare che le mie “cattive abitudini” guadagnino molta parte della tua attenzione. Cio’ mi incoraggia a continuare con esse.
  • Non correggermi davanti alla gente. Prestero’ molta piu’ attenzione se parlerai tranquillamente con me a quattr’occhi. Così non discutere sul mio comportamento nella foga di un litigio. Ovviamente il mio udito non e’ molto buono in quel momento e la mia collaborazione e’ anche peggiore. E’ giusto comportarsi come si deve, ma bisogna parlare con calma.
  • I miei errori non sono colpe. Devo imparare a fare errori senza avere la sensazione di non essere onesto.
  • Non brontolare continuamente. Se lo farai dovrò difendermi facendo finta di essere sordo.
  • Mi piace fare molti esperimenti. Imparo da questi, per cui ti prego di sopportarli.
  • Ho bisogno di imparare dall’esperienza: fammi vivere e comprendere le conseguenze delle mie azioni.
  • Non badare troppo alle mie piccole indisposizioni: potrei imparare a godere cattiva salute se questo mi attira la tua attenzione.
  • Non zittirmi quando faccio domande oneste. Se lo fai, scoprirai che smetto di chiedere e io cercherò le mie informazioni altrove.
  • Abbi l’umilità di scusarti con me: una scusa reale mi fa sentire sorprendentemente affettuoso verso di te.
  • Non sostenere mai di essere perfetto o infallibile. Questo mi offre il pretesto per non seguirti.
  • Non preoccuparti per il tempo che passiamo insieme. E’ “come” lo passiamo che conta.
  • Non permettere che i miei timori suscitino la mia ansia: indicami il coraggio.
  • Ho bisogno di molta comprensione ed incoraggiamento.
  • Trattami allo stesso modo con cui tratti i tuoi amici e cosi’ anch’io sarò tuo amico.
  • Imparo più da un esempio che da un rimprovero.